Raffaele Ranucci: "Auditorium da record. Dino Viola, Di Bartolomei e Baresi: che ricordi"
Jul 10, 2026•Channel
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Published1 week ago
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I numeri di biglietti staccati, l'incasso e un bilancio in positivo ma anche tante memorie tra la passione per il jazz e quella per il calcio: Raffaele Ranucci si racconta all'Interrogazione del Messaggero. "L'Auditorium Parco della Musica ormai vive 365 giorni l'anno, l'estate della Cavea e della Casa del Jazz ci stanno dando grandi soddisfazioni con i live di John Legend e Pat Metheny, aspettando Tony Pitony e Bjork o Peggie Gu: abbiamo portato la techno in quello che è anche il tempio di Santa Cecilia - ricorda l'ad della Fondazione -. E i numeri record arrivano anche con i festival come quello del Mare, ma anche con i libri e la Festa del Cinema".
Il lavoro con Renzo Piano per il progetto che attende il via libera definitivo per trasformare l'anti-Cavea in un boulevard: "Lì abbiamo appena inagurato un'aula studio per ragazzi, ma il progetto farà vivere l'intera zona come un viale alberato, fruibile per tutti dai bambini ai più anziani".
Ranucci è stato un giovanissimo dirigente della Roma dello scudetto di Falcao: "Dino Viola mi volle nel 1982 e arrivò subito lo scudetto: mi considerava un portafortuna. Di certo per anni da dirigente del settore giovanile ho visto centinaia di partite sui campi della periferia. E un giorno con Gildo Giannini, papà di Giuseppe, ci capitò la possibilità di strappare a Lazio e Milan un certo Francesco Totti, che giocava nella Lodigiani. Vendemmo un giocatore in C, per comprare quel bambino... Acquisto ripagato, direi". Poi gli anni in azzurro: dirigente di riferimento nel mondiale americano del 1994: "Quella foto con Baresi che piange sulla mia spalla e tutte quelle emozioni sono indimenticabili: Franco fece un miracolo, operato al ginocchio durante il Mondiale, a rientrare per la finale. E il rigorelo sbagliarono anche Baggio e Massaro".
Il sogno per l'Auditorium è portare Norah Jones, ma anche confermare numeri record. Il pensiero col mappamondo in mano dell'Interrogazione è per Formia: "Ci sono le radici della mia famiglia, ci sono tornato da dirigente calcistico. Quando diventai senatore, il pensiero era a mio nonno e mio papà che venivano da lì, la città dove riuscimmo a portare il bacino di allenamento di Azzurra".