GALIMBERTI SPIEGA: "LA CURA SEGRETA" - #heidegger #cura #filosofia #esistenza #psicologia #cura
Jun 11, 2026•Channel
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Nella società contemporanea la parola cura viene quasi sempre associata alla medicina. Curare significa eliminare una malattia, correggere un difetto, ripristinare una funzionalità. Questa concezione è importante ma limitata. Riduce l'uomo a organismo biologico. Heidegger allarga enormemente il significato del termine. La cura non riguarda soltanto il corpo. Riguarda il modo in cui ciascuno abita il proprio essere.
Martin Heidegger considera la cura uno dei concetti fondamentali per comprendere l'essenza dell'esistenza umana. L'uomo non è una cosa tra le cose. Non è un oggetto semplicemente presente nel mondo. L'uomo è quell'essere che si prende cura. Prima ancora di pensare, produrre o conoscere, l'uomo è coinvolto nel mondo attraverso la cura. Per questo Heidegger afferma che la cura costituisce la struttura fondamentale dell'esistenza.
Esiste una cura materiale che si occupa delle necessità immediate della vita. Nutrire, proteggere, assistere, guarire. È la cura del medico, dell'infermiere, del genitore che accudisce un bambino. Senza questa forma di cura la vita non potrebbe nemmeno iniziare. Ma essa rappresenta soltanto il primo livello.
Esiste poi una cura psicologica che si rivolge alle ferite invisibili. Non si occupa del corpo ma delle emozioni, dei traumi, delle sofferenze interiori. In questo ambito la cura diventa ascolto, comprensione, accompagnamento. Non si tratta più di riparare un organo, ma di ricostruire un significato.
Ancora più profonda è la cura esistenziale. Qui non ci si domanda come eliminare un sintomo, ma come vivere. È il livello in cui sorgono le grandi domande umane: chi sono, perché soffro, che cosa devo fare della mia vita, quale significato attribuire alla morte. Secondo Heidegger l'uomo è l'unico essere che sa di dover morire, e proprio questa consapevolezza rende inevitabile la cura della propria esistenza.
Galimberti insiste spesso su questo punto. Molti disagi contemporanei non derivano da patologie cliniche, ma da un vuoto di significato. La medicina può intervenire sul corpo. La psicologia può intervenire sui comportamenti. Ma il problema del senso appartiene a un'altra dimensione. Appartiene alla domanda filosofica.
La forma più alta della cura è quella umanistica. Non consiste nel fare qualcosa al posto dell'altro. Consiste nell'aiutare l'altro a diventare se stesso. Heidegger distingue infatti due modi di prendersi cura. Il primo sostituisce l'altro. Decide per lui, pensa per lui, agisce per lui. Il secondo lo libera affinché possa assumersi la responsabilità della propria esistenza. Questa è la vera cura educativa, filosofica e umana.
Nella scuola, per esempio, la cattiva cura consiste nel riempire gli studenti di informazioni. La buona cura consiste nel risvegliare la capacità di pensare. Nella famiglia, la cattiva cura consiste nel controllare ogni scelta dei figli. La buona cura consiste nel renderli capaci di camminare autonomamente. Nell'amore, la cattiva cura diventa possesso. La buona cura diventa riconoscimento della libertà dell'altro.
Per Heidegger la crisi della civiltà tecnica nasce anche da una crisi della cura. Ci occupiamo delle cose e dimentichiamo l'essere. Sappiamo amministrare sistemi complessi, ma non sappiamo più prenderci cura del significato della nostra esistenza. Crescono le competenze e diminuisce la saggezza. Crescono le informazioni e diminuisce la comprensione.
La cura autentica non elimina l'angoscia. Non cancella la morte. Non promette felicità permanente. Permette invece all'uomo di abitare consapevolmente la propria finitezza. In questo senso la cura non è una terapia. È un modo di stare al mondo. È l'arte difficile di assumere il proprio destino senza delegarlo a nessun apparato, a nessuna ideologia e a nessuna tecnica.
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