ASICS Superblast 3: la regina delle super trainer? FF LEAP, 239 g e stack da 46,5 mm
May 13, 2026•Channel
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Published3 weeks ago
Duration12:45
Video ID7nFwiZX4xC8
Languageit
CategorySports
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Description
Definire la ASICS Superblast 3 una semplice super trainer è quasi riduttivo. Qui parliamo di una scarpa con la nuova schiuma FF LEAP, la stessa famiglia tecnologica usata sulle Metaspeed Tokyo da gara, un’altezza al suolo di 46,5 mm, nessuna piastra in carbonio e un peso dichiarato da ASICS di soli 239 grammi.
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Mi è stata fornita da ASICS per realizzare questa recensione e ci ho corso oltre 120 km, più altri 22 km fatti da mio figlio Matteo. Nei prossimi minuti vi racconto le dieci cose che mi sono piaciute, le due che avrei cambiato e soprattutto a chi consiglio davvero questa scarpa.
Partiamo dalle specifiche. Nella taglia US 9 pesa 239 grammi, ha un drop di 8 mm e uno stack enorme, ma gestito molto bene. Rispetto alla Superblast 2, ASICS ha tolto circa 13 grammi, soprattutto grazie alla nuova schiuma meno densa. La cosa interessante è che questa non è una scarpa da gara: è una trainer premium per allenarsi forte, lungo e spesso.
Il cuore della Superblast 3 è l’intersuola. Nella parte superiore troviamo FF LEAP, una schiuma morbida, leggera e molto reattiva; sotto invece c’è FF BLAST PLUS, più strutturata, più stabile e utile per dare controllo. È una costruzione a sandwich: sopra hai rimbalzo e comfort, sotto hai supporto e continuità meccanica. Non c’è carbonio, ed è una scelta precisa. La spinta non arriva da una piastra, ma dalla geometria, dalla quantità di schiuma e dalla qualità della mescola.
Rispetto al modello precedente, la Superblast 3 è più morbida, più fluida e leggermente meno rigida. Nei miei test ho percepito anche un tempo di contatto al suolo inferiore di circa il 2-3%, a seconda del ritmo. Non è solo una sensazione: la scarpa sembra davvero lavorare meglio quando inizi a correre in modo continuo.
La tomaia è stata migliorata. ASICS usa un engineered woven mesh, una struttura tessuta con zone a densità variabile: più traspirante dove serve, più contenitiva dove il piede deve restare fermo. Rispetto alla versione precedente, l’avampiede è più accogliente. Io consiglio lo stesso numero, perché la lunghezza resta corretta, ma lo spazio davanti è più generoso.
Buono anche il sistema di allacciatura. I lacci sono semi-elastici, della lunghezza giusta, e gli occhielli leggermente asimmetrici aiutano a chiudere bene il mesopiede senza comprimere il collo del piede. La linguetta è sottile, racing, forata nella parte superiore e a soffietto: resta ferma, non si sposta e permette di stringere la scarpa senza fastidi.
Il tallone è molto solido. La conchiglia è rigida, come deve essere su una scarpa così alta, ma il collare non è oppressivo. Il tendine d’Achille è ben protetto e il bloccaggio del piede è eccellente. La stabilità arriva da tre elementi: base larga, rigidità torsionale e struttura posteriore ben costruita. Però attenzione: non è una scarpa per iperpronatori importanti, perché il supporto mediale vero non c’è.
La suola usa la classica gomma ASICS AHAR/ASICSGRIP nelle zone più esposte. La copertura non è totale, ma dopo oltre 140 km complessivi non abbiamo visto problemi seri di usura. La trazione è buona su asfalto e anche su pista bianca compatta. Nei cambi di direzione, però, lo stack alto si sente: non è una scarpa da 5 km nervosi o curve secche.
A chi la consiglio? Al podista intermedio o avanzato che corre dai 60 ai 150 km a settimana, con peso anche medio-alto, e cerca una scarpa premium per lenti, lunghi, progressivi e medi. Come ritmi la vedo perfetta da 6:00/km fino a 3:45/km. Sotto i 3:45/km può risultare un po’ troppo morbida, ma dipende molto dallo stile di corsa.
Sulle distanze è una macchina da chilometri: dai 10 km alla maratona, ma anche oltre. Per me è ideale per lunghi, maratone in allenamento e corse quotidiane di qualità. Non è omologata World Athletics per gare su strada élite, perché supera i 40 mm di stack, ma per il podista amatore resta una delle scarpe più complete del 2026.
I due difetti? Primo: il battistrada potrebbe durare meno rispetto al modello precedente. Secondo: è una scarpa ingombrante, non adatta a gare brevi con tanti cambi di ritmo e direzione. Però ASICS ha fatto esattamente quello che doveva fare: ha reso la Superblast più leggera, più morbida, più moderna e più divertente.
La domanda vera è: siamo disposti a spendere così tanto quando esistono scarpe più economiche come la Novablast 5? Se avete budget e volete una super trainer premium, per me la Superblast 3 è una delle migliori scarpe dell’anno.
Stay strong e keep running.
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