Il pozzo interiore - don Paolo Quattrone
Mar 7, 2026•Channel
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Commento di don Paolo Quattrone - sacerdote della diocesi di Aosta, parroco di Hône e Bard.
Domenica 8 marzo
“Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”, è una frase che si trova nella prima lettura, è la domanda che si pone il popolo d’Israele quando, trovandosi nel deserto dopo la fuga in Egitto, crede che Dio lo abbia abbandonato. Anche noi, soprattutto nei momenti difficili, pensiamo che il Signore se ne sia andato. Il brano di Vangelo invece, con l’episodio dell’incontro al pozzo di Giacobbe di Gesù e della donna samaritana, ci ricorda che Dio è davvero in mezzo a noi anzi è conficcato nel centro di ogni persona, senza alcuna distinzione ed eccezione. Nel nostro intimo vi è un luogo, un pozzo dove ogni giorno, ogni ora, ogni istante possiamo incontrarci con Dio ed accogliere quell’acqua viva, fresca e rigenerante che ha da offrirci. L’evangelista precisa che Gesù sedeva sul pozzo per simboleggiare che Lui è sorgente di vita e di amore, si rifà al lamento di Dio, contenuto nel profeta Geremia (Ger 2,13) quando il Signore dice: “hanno abbandonato me, sorgente d'acqua viva per scavarsi cisterne screpolate che non contengono l'acqua”. “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”, quando avvertiamo questo dubbio è probabile che siamo noi ad esserci allontanati dal pozzo interiore dove Gesù è sempre lì ad attenderci, a qualsiasi ora e momento per offrirci la sua presenza e quell’acqua viva che è il dono della sua Parola e dello Spirito Santo. Sovente crediamo che Dio vada cercato chissà dove, inseguito quasi amasse giocare a nascondino invece abita in noi, si tratta di incontrarlo, di non vivere perennemente nella superficialità e nell’esteriorità per regalarci dei momenti per entrare nell’intimo di noi stessi, solo così potremo percepire la sua presenza. Come si fa in pratica a raggiungere il pozzo interiore? Occorre riscoprire due dimensioni che sovente trascuriamo: saperci fermare e fare silenzio. Come puoi accorgerci che il Signore è in mezzo a te, dentro di te se sei sempre di corsa, estroflesso, se non ti concedi mai una sosta? Occorre individuare, ogni giorno, quel momento e quel luogo che ci consentono di fermarci e di fare silenzio per intrattenerci con il Signore esattamente come evocato dal dipinto, Cristo e la samaritana al pozzo (1637) di Artemisia Gentileschi (1593,1656), che vi allego insieme al testo e al commento. Visto che oggi è anche la festa della donna a maggior ragione può essere interessante presentarvi una donna artista. Artemisia era figlia del pittore di origini toscane Orazio Gentileschi amico di Caravaggio; essa ha avuto un’esistenza intensa e ferita dallo stupro subito da parte di un pittore, amico di suo padre, Agostino Tassi ma questo non le impedirà di esprimere tutta la bellezza che possedeva in sé stessa, emergendo nel mondo dell’arte che in quel tempo non era per nulla accessibile ad una donna. In epoca giovanile il suo riferimento è lo stile caravaggesco infatti le sue opere degli inizi sono cariche di emotività, di contrasti tra luce e buio e di violenza; approdando a Firenze presso la corte di Cosimo II de’ Medici, i suoi lavori acquisiscono eleganza e teatralità. A Venezia respira l’influenza dei maestri veneziani quali Tintoretto e Veronese. La sua fama giunge fino a Londra, dove suo padre si era trasferito lavorando per il re e proprio quest’ultimo la chiama a corte. Conclusa la parentesi inglese la pittrice torna a Napoli dove trascorre il grosso della sua esistenza mantenendo una grande capacità di cambiare ed aggiornare il suo stile. La vicenda di Artemisia ci ricorda che ogni persona è abitata da una bellezza interiore che può esprimere e per far questo è fondamentale scoprirla e venirne a contatto, questo avviene proprio andando quotidianamente a quel pozzo dove Dio ci aspetta ed incontrarlo ci aiuta a prendere coscienza del vero bene, a scoprire che siamo preziosi, amati, accompagnati e sostenuti esattamente come avviene per la donna samaritana che incontra Gesù. In questo tempo quaresimale riscopriamo l’importanza di recarci ogni giorno e anche più di una volta presso il nostro pozzo interiore, significa saper staccare, ritagliarci del tempo per fermarci, pregare iniziando dal silenzio per poi attingere a quell’acqua sempre viva che è la Parola di Dio, mettendoci in ascolto e accantonando le nostre parole e richieste, per cercare di cogliere ciò che ha da suggerirci e sempre da quel pozzo possiamo invocare la forza vivificante dello Spirito Santo per domandargli quella vitalità interiore necessaria per mettere in pratica ciò che la Parola ci ha suggerito, per non percepirci soli ed affrontare con fiducia ed entusiasmo l’esistenza nella sua complessità.