Festa della Repubblica: Zuppi scrive a Mattarella
Jun 2, 2026•Channel
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12PORTE - 4 giugno 2026: In occasione della Festa della Repubblica, il cardinale Zuppi, nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha inviato un messaggio al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, esprimendo a nome delle Chiese in Italia «gratitudine, affetto e responsabilità condivisa» nell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica.
Nel testo, Zuppi ripercorre le origini della Repubblica, nata dopo la tragedia della guerra e fondata sulla riconquista della libertà, sul rifiuto di ogni forma di fascismo e sulla volontà di costruire un futuro comune.
Un cammino che ha trovato nella Costituzione il riferimento fondamentale per la convivenza democratica e per la tutela del bene comune.
Il cardinale richiama in particolare l’articolo 54 della Costituzione, che affida a tutti i cittadini il dovere di fedeltà alla Repubblica e chiede a chi esercita funzioni pubbliche di farlo con disciplina e onore. La Repubblica, scrive Zuppi, non è soltanto un ordinamento istituzionale, ma un patto tra generazioni che si realizza concretamente nel lavoro, nella scuola, nella cura delle persone, nella giustizia, nell’accoglienza e nella partecipazione.
Nel messaggio viene inoltre ribadito il contributo della Chiesa alla vita del Paese, nel rispetto della reciproca autonomia tra Stato e Chiesa, attraverso la promozione della dignità della persona, della solidarietà e del bene comune.
Guardando al presente, il presidente della CEI richiama alcune delle sfide che attraversano la società italiana: la crescita della povertà, la denatalità, le disuguaglianze, la violenza verbale, l’indifferenza e la tentazione di chiudersi in un destino individuale. “Non basta - scrive Zuppi - celebrare ciò che abbiamo ricevuto; occorre rinvigorirlo, preservarlo e mantenerlo vivo, con lo stesso spirito che apre al futuro”.
Per questo, conclude il cardinale Zuppi, l’ottantesimo anniversario della Repubblica non può essere soltanto una memoria del passato, ma deve diventare una promessa per il futuro, da custodire e rinnovare per consegnare alle nuove generazioni un Paese più giusto, fraterno e solidale.