La riforma renderà il giudice imparziale? Il falso slogan del Governo! @OurVoice
Jan 30, 2026•Channel
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Secondo il Governo, la riforma Nordio renderebbe finalmente il giudice davvero terzo nel processo.
Ma questa affermazione è falsa e fuorviante.
I sostenitori del Sì ritengono che la terzietà del giudice sarebbe compromessa perché giudici e Pubblici ministeri siedono nello stesso CSM e i PM parteciperebbero alle decisioni sulle carriere dei giudici, influenzandone così le sentenze.
La tesi è la seguente: il giudice nei processi non dà torto al pubblico ministero per il rischio di una ritorsione nelle valutazioni professionali del Consiglio superiore.
Questa ricostruzione non regge, per più motivi.
Nel CSM siedono anche avvocati di nomina politica, eppure nessuno ha mai sostenuto che i giudici siano condizionati da loro.
I numeri smentiscono l’allarme. I PM sono nettamente minoritari nel Consiglio: 5 pubblici ministeri contro 13 giudici. Parlare di un potere di condizionamento è semplicemente infondato.
I dati del Ministero dimostrano che in quasi la metà dei casi i giudici decidono in modo opposto alle richieste dei PM. Altro che appiattimento!
Infine, la terzietà del giudice è già tutelata da regole rigorose: incompatibilità, astensione, ricusazione e rimessione impediscono che in un processo decida un giudice che, per esempio, abbia già avuto un ruolo in una precedente fase dello stesso processo, o che abbia rapporti di parentela o affinità con altri giudici che hanno avuto un ruolo nello stesso procedimento, o che abbia rapporti di natura personale o economica con le parti (sia imputato che PM) e così via.
Addirittura, Franco Coppi, storico avvocato di Berlusconi (l’ex premier era un grande promotore della riforma sulla separazione delle carriere), ha dichiarato di non aver mai pensato di aver perso una causa perché il giudice apparteneva alla stessa professione del PM.
⚖️ Per questo la riforma interviene su un falso problema, con effetti potenzialmente pericolosi.
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