Padre che accoglie - don Paolo Quattrone
Mar 6, 2026•Channel
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Commento di don Paolo Quattrone - sacerdote della diocesi di Aosta, parroco di Hône e Bard.
Sanato 7 marzo
Il Vangelo di oggi è una delle pagine più belle della Bibbia, la parabola più bella partorita dalla mente e dal cuore di Gesù, comunemente chiamata la parabola del figlio prodigo e che sarebbe meglio nominare, la parabola del padre misericordioso. Vi invito a leggervela con attenzione e con calma per conto vostro e a soffermarvi sul passaggio che più vi colpisce. Vi sono tanti spunti di riflessione. Io porto alla vostra attenzione solo questo aspetto. Il padre della parabola simboleggia Dio e i due figli rappresentano noi. La parabola non pone l’accento soltanto sul fatto che Dio ci ama di un amore inimmaginabile ed esagerato ma pone l’accento sulla relazione tra Dio e l’uomo. Ad inizio quaresima, se vi ricordate, ho proprio sottolineato che questo tempo liturgico è fatto apposta per ritornare a guardare com’è il nostro cuore, la nostra relazione con Dio e con gli altri. Oggi restiamo su quella con Dio. Il problema dei due figli è che nessuno dei due ha capito con chi hanno a che fare, hanno scambiato il loro padre per un padrone ed è ciò che solitamente facciamo noi con Dio. Ora se confondo Dio con un padrone, ci sono solo due modi di reagire: o fuggo dal padrone pensando che più sono lontano da lui e più sono libero e felice ed è esattamente ciò che fa il figlio minore; oppure vi sto sottomesso pensando così che se lo accontento, se faccio il bravo ragazzo lui sarà benevolo con me ed è ciò che fa il figlio maggiore. Veniamo a noi: se riduciamo Dio ad un padrone ecco che allora o fuggiamo da Lui e pensiamo che la fede, la religione siano una galera dalla quale tenersi lontani oppure viviamo una fede sottomessa, asfittica, triste, ansiosa, animata da sensi di colpa perciò preghiamo, facciamo pratiche religiose, digiuniamo, andiamo a Messa per far vedere a Dio quanto siamo bravi sperando che ci guardi con occhi buoni. Gesù con questa parabola ci sollecita ad avere una relazione con Dio basata sulla fiducia e sulla libertà, noi siamo figli di Dio sempre, Dio ci considera tali sempre, se preghiamo, se coltiviamo la fede è per coltivare l’amicizia, l’amore che questo Padre offre a tutti. Coltivare la fede è frequentare la casa di Dio Padre credendo che Lui ci ama di un amore infinito che va oltre la nostra immaginazione, un Padre che ci accoglie sempre, qualsiasi sia la mia situazione, storia, vicenda personale, devo solo desiderare di frequentare questa casa paterna e lasciarmi accogliere, abbracciare da questo amore e gustarlo senza alcun timore o senso di indegnità. Allora ognuno si chieda: che idea ho di Dio? Padronale o paterna?