Gli antichi romani non vedevano il blu?

Oct 3, 2025Channel
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ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SCRIPTA MANENT https://scriptamanentitalia.it/newsletter/ Nell’Ottocento lo statista e filologo britannico William Gladstone si immerse nei versi omerici con un approccio statistico: contò ogni riferimento cromatico e scoprì che il nero e il bianco erano dominanti, il rosso compariva poche volte, e mancava del tutto un termine specifico per il blu. Da questa assenza concluse che i Greci, e per estensione i Romani, possedessero un apparato visivo “infantile”, incapace di cogliere tutto lo spettro cromatico. Era un’ipotesi suggestiva, ma figlia della mentalità vittoriana: il mondo antico come uno stadio primitivo in un’evoluzione che avrebbe trovato compimento nella modernità. Addirittura, nel Novecento, questa teoria fu distorta dalla propaganda nazista, che presentava i Greci e i Romani come popoli incapaci di distinguere blu e verde, inferiori rispetto alle genti germaniche. La realtà, oggi, è molto diversa. La fisiologia della vista umana è universale: i coni della retina che percepiscono rosso, verde e blu sono identici da millenni. Un Romano, se potesse viaggiare nel tempo fino ai nostri giorni, vedrebbe il cielo blu proprio come noi.

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