Carbon shoes e instabilità: perché Luca a 3’30”/km “balla” e quando evitarle
Mar 6, 2026•Channel
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Carbon shoes e instabilità: perché Luca a 3’30”/km “balla” e quando evitarle
Il mio allievo Luca corre a 3’30”/km con una scarpa con piastra in carbonio, ma l’appoggio è chiaramente instabile. Non è “colpa sua” e non è neanche solo una questione di tecnica: spesso è l’incastro tra geometria, mescola e forza muscolare. Ecco 3 ragioni molto concrete per cui succede.
1) Tallone posteriore troppo morbido = appoggio lungo, instabilità alta
Queste scarpe, nella parte posteriore, possono essere morbidissime. Se Luca entra di tallone e resta un filo “seduto” nell’appoggio, la schiuma si comprime e la scarpa diventa un cuscino che non guida. Qui la differenza la fa anche la forza: se caviglia/piede non tengono, la scarpa amplifica la “danza”.
2) ATPU “newtoniana”: lenta = morbida e instabile, veloce = più stabile
Molte mescole in ATPU cambiano comportamento con la velocità: a ritmo tranquillo sembrano “molli” e quindi poco stabili; quando spingi, la struttura si irrigidisce e la piastra entra in gioco in modo più efficace. Tradotto: più vai forte, più la scarpa si comporta bene.
3) Tallone minimal = zero protezione per chi è già instabile
Se il tallone è quasi “inesistente” (poca struttura e poco contenimento), chi ha anche solo un accenno di instabilità la sente subito: manca quel supporto che ti rimette in asse quando l’appoggio non è perfetto.
Conclusione pratica: questa scarpa è raccomandata per lavori veloci. Per i lenti o i progressivi lunghi, meglio scegliere un modello più strutturato e stabile.
Ciao e alla prossima!
#RunningCoach #CarbonPlated #BiomeccanicaCorsa