Il Corpus Domini cittadino: "Cristo ci rende uno"

Jun 5, 2026Channel
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12PORTE - 11 giugno 2026: «Il suo pane è uno e ci rende uno». È attorno a questa convinzione, richiamata dal cardinale Matteo Zuppi nella sua omelia, che la Chiesa di Bologna ha celebrato il Corpus Domini con la tradizionale liturgia cittadina. Un appuntamento che anticipa la solennità che domenica verrà vissuta nelle singole parrocchie e che manifesta visibilmente l'unità della Chiesa attorno all'Eucaristia. Giovedì sera il cardinale ha presieduto in Cattedrale la celebrazione eucaristica insieme al presbiterio, ai diaconi, ai ministri istituiti, ai rappresentanti delle parrocchie, delle confraternite e delle associazioni ecclesiali. Al termine della Messa, la processione eucaristica ha attraversato le vie del centro storico fino alla chiesa di San Salvatore, dove si tiene l'adorazione eucaristica continua. Nell'omelia il Cardinale ha ricordato come l'Eucaristia sia il segno più concreto dell'amore di Dio per l'umanità. «Gesù è Dio con noi, mistero di amore», ha affermato, sottolineando che il Signore continua a donare tutto se stesso perché anche noi impariamo a fare della nostra vita un dono. Riprendendo il racconto dei discepoli di Emmaus, il cardinale ha osservato che gli occhi dell'uomo sono spesso oscurati dalla paura, dalla tristezza e dalla rassegnazione, ma si aprono quando «il pane viene spezzato». L'Eucaristia è la presenza di Cristo che genera comunione e costruisce quel «noi» che è la Chiesa, radunata attorno alla mensa della Parola e del Corpo del Signore. «Quando siamo vicini al Signore, impariamo ad essere vicini al prossimo», ha ricordato Zuppi, definendo l'Eucaristia il pane dei pellegrini che sostiene il cammino e il pane dei peccatori che il Signore invita alla sua tavola. Un dono che non appartiene ai perfetti, ma a quanti riconoscono il bisogno di essere nutriti dall'amore di Dio. Un passaggio centrale dell'omelia è stato dedicato al rapporto tra la logica dell'amore e quella della forza. La presenza di Cristo nel pane consacrato, apparentemente fragile e insignificante, indica una strada diversa da quella che oggi spesso domina il mondo. «La sua debolezza ci ricorda qual è la vera forza», ha detto il cardinale, mettendo in guardia dalla tentazione di cercare la potenza che riempie «menti, cuori e mani di armi» e fa apparire l'amore come una forma di ingenuità. L'Eucaristia, ha spiegato, dona invece la vera sazietà e ricostruisce la fraternità. Per questo il cardinale ha richiamato alcune parole di Papa Leone XIV sulle ferite provocate dall'odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso e da modelli economici che emarginano i più poveri. In un tempo segnato da tante divisioni, il Corpo di Cristo rende la Chiesa segno di unità e di comunione. Citando ancora il Pontefice, Zuppi ha invitato a custodire le relazioni concrete che danno forma alla vita cristiana: la tavola condivisa, la comunità che si raduna, la visita a chi è solo, il servizio ai poveri. «La comunione diventa comunione», ha osservato, cioè relazione vissuta, prossimità concreta, amicizia capace di generare fraternità. Nella parte conclusiva dell'omelia il cardinale ha richiamato la figura di san Francesco d'Assisi che, secondo le fonti francescane, «ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere verso il sacramento del corpo del Signore». Un riferimento particolarmente significativo nell'anno dell'ottavo centenario della morte del Santo. La processione verso San Salvatore ha quindi tradotto in gesto ciò che era stato annunciato nella liturgia: una Chiesa che segue il Signore presente nell'Eucaristia e che, nutrita dallo stesso pane, riconosce di essere una sola famiglia.

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