Il Corpo di Cristo Morto The Body of the Dead Christ by Sebastano del Piombo and Massimo Stanzione
Apr 3, 2026•Channel
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Il Corpo di Criso Morto The Body of the Dead Christ by Sebastano del Piombo and Massimo Stanzione
Sebastiano Luciani
detto in tarda età SEBASTIANO DEL PIOMBO
(Venezia, 1485 – Roma, 1547),
Pietà ,1512-1516
(about 1512–16), for the church of S. Francesco in Viterbo)
olio su tavola, oil on panel, 190 x 245 cm
Museo dei Portici - Palazzo dei Priori, Viterbo
STANZIONE MASSIMO
(Orta di Atella 1585 - Napoli 1658ca)
Compianto su Cristo morto
sec. XVII (1621 - 1627 ca.)
olio su tela, altezza x larghezza cm 130 x 183
Museo Nazionale d'Arte Antica
Palazzo Barberini, Roma
SEBASTIANO DEL PIOMBO (...) . Il dipinto è la prima importante opera di collaborazione tra Sebastiano e Michelangelo. Le indagini diagnostiche condotte sull'opera dall’Opificio delle Pietre Dure nel 2004 hanno permesso d'ipotizzare il probabile utilizzo di un vero cartone preparatorio (oggi scomparso) fornito da Michelangelo, per la composizione del dipinto. A favore di questa ipotesi è l’evidenziazione, nelle figure, di un disegno soggiacente accurato, nitido, e anatomicamente dettagliato.La realizzazione del suddetto cartone fu probabilmente preceduta da quella di un foglio di studi, conservato a Vienna, raffigurante alcuni disegni preparatori, quasi concordemente attribuiti al maestro toscano, fra cui la raffigurazione di un busto maschile, modello per la robusta Vergine della Pietà. Sebastiano sintetizza in quest'opera il disegno toscano con il colorito veneziano e fonde armonicamente il pittorico paesaggio e le possenti figure di palese ispirazione michelangiolesca. La Madonna è ritratta in una posa affine a quella della Rachele della tomba di Giulio II. Il corpo di Cristo cita la figura di Adamo della Cappella Sistina, soprattutto nella posa della gamba destra e della mano sinistra. Nell'opera viterbese le raffigurazioni di Maria e di Gesù sono nettamente contrapposte dal punto di vista cromatico: la prima presenta un colore scultoreo e pietrificato mentre il secondo è caratterizzato da una delicatissima graduazione tonale, una morbidezza ed una trasparenza tipicamente veneziane. Sebastiano non raffigura il tradizionale tema iconografico della Pietà nordica in cui la Vergine tiene sulle ginocchia il corpo senza vita del Figlio (come nella celeberrima opera michelangiolesca conservata in San Pietro). L'opera viterbese raffigura piuttosto una “lamentazione” ed un “compianto”: il corpo di Cristo non è adagiato sul grembo di sua madre, ma steso in terra. Tramite questa separazione fra le due figure il pittore raffigura, secondo Strinati, una sorta di “compianto universale in cui la storia sacra e la Natura partecipano della stessa situazione e la dimensione notturna si erge a simbolo assoluto”. Va infatti notato come questa sia la prima pala d’altare della storia dell’arte in cui è rappresentata una scena notturna (...) (Anselmo Nuvolari Duodo) https://www.finestresullarte.info/La_nota/2012/05-roma-cinquecento-sebastiano-del-piombo-raffaello-michelangelo.php
(...) The dissertation examines for the first time Sebastiano's and Michelangelo's alliance in the scenario of the competition between Michelangelo and Raphael and as a response to Raphael's supposed primacy on color. Given that the role of color was crucial to sixteenth-century aesthetics, it is argued that Sebastiano's colorito should be given equal emphasis to Michelangelo's disegno. Indeed, in synthesizing Venetian color and Tuscan drawing, the Pieta introduced Roman patrons and painters to Venetian taste (...) https://openpublishing.psu.edu/ahd/content/sebastiano-del-piombo-and-michelangelo-rome-problems-style-and-meaning-viterbo-pieta
STANZIONE MASSIMO In una radicale interpretazione del tenebrismo caravaggesco, Stanzione compone questa desolata Pietà, in cui solo la Vergine è rimasta a compiangere il figlio ai piedi della croce, consolata da un angelo, discreto, nella penombra. Ma nella surreale oscurità la luce scivola come un sudario sul corpo di Cristo e illumina il nodo delle mani in cui si stringe l’estremo saluto della Mater Dolorosa. La sepoltura è imminente, la Maddalena e le pie donne sono già uscite di scena, ma a baciare i piedi trafitti di Cristo, che nello scorcio del primissimo piano lambiscono il limite dello spazio dipinto, è invitato lo spettatore stesso. Forse non a caso, è qui che il pittore ha apposto reverente la propria firma, e il proprio titolo: Eques MS, il “Cavaliere Massimo”. Acquisto Maria Clerici vedova Vaccari 1958 iscrizioni: s sinistra la scritta: "Eques M. S." (attualmente poco leggibile) Sula base della scritta l'opera è databile post 1621, dopo la prima nomina papale alla carica di cavaliere di Massimo Stanzione