Scholé, Cacciari: «La scuola non formi uomini utili, ma persone libere»
Jun 2, 2026•Channel
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12PORTE - 4 giugno 2026: Si è concluso nella Basilica di San Petronio il ciclo di incontri “Scholé. Per la formazione dei cittadini”, ideato da Ivano Dionigi e promosso dalla Chiesa di Bologna insieme alla Basilica di San Petronio, all’Università di Bologna e al Centro Studi “La permanenza del classico”, con il contributo della Fondazione Carisbo. Ospite dell’ultimo appuntamento il filosofo Massimo Cacciari, intervenuto sul tema “Scuola è politica”, introdotto da Ivano Dionigi, con letture affidate all’attrice Paola De Crescenzo e conclusioni del Cardinale Matteo Maria Zuppi.
Nel suo intervento, Cacciari ha ripercorso il significato originario della paideia greca, a partire da Platone, per affermare che il primo compito della politica è la formazione della persona. «Lo Stato – ha spiegato – esiste anzitutto per educare il cittadino». Ma l’educazione non coincide con la semplice trasmissione di competenze o conoscenze specialistiche. Prima ancora dei saperi, secondo il filosofo, la scuola è chiamata a formare un ethos, un’abitudine al bello e al giusto, capace di orientare la sensibilità e il giudizio delle nuove generazioni.
Commentando un celebre passo delle Leggi di Platone, Cacciari ha insistito sul ruolo dell’armonia, della musica e perfino della danza come immagini di una crescita umana integrale. Il giovane, ha osservato, non è soltanto colui che apprende, ma colui che si muove, che gioca, che entra in relazione. Per questo la scuola deve educare alla comunione e non all’individualismo, aiutando ciascuno a uscire dal ripiegamento su sé stesso per imparare a costruire un “coro”, una comunità.
Le letture di Schiller e Nietzsche hanno offerto l’occasione per riflettere sui rischi di una cultura frammentata e piegata all’utilità immediata. Cacciari ha richiamato la necessità di uno specialismo consapevole dei propri limiti e aperto al dialogo con gli altri saperi. La scuola, ha detto, non deve produrre soltanto competenze funzionali al mercato, ma persone capaci di armonizzare le diverse dimensioni della propria umanità.
Da qui anche una critica all’idea di istruzione come semplice strumento economico. Riprendendo Nietzsche, il filosofo ha messo in guardia dal rischio di formare “uomini correnti”, ridotti a ingranaggi produttivi. La vera scholé, invece, è uno spazio di libertà, di ricerca e di gioco creativo, capace di generare senso critico e responsabilità.
Nelle conclusioni il Cardinale Zuppi ha ringraziato Dionigi e Cacciari per un percorso che ha aiutato a «rimetterci tutti a scuola». L’arcivescovo ha sottolineato come oggi sia necessaria una vera educazione al bello e al giusto, in una società spesso segnata da superficialità e confusione. Richiamando anche le sfide poste dall’intelligenza artificiale, Zuppi ha evidenziato il valore della comunità dei saperi e dell’esperienza educativa come luogo in cui si impara a “giocare” con ciò che abbiamo di più umano. E citando un intervento di Papa Francesco a Bologna, ha ricordato la necessità di resistere alle sirene del consumismo attraverso «un canto più bello», quello della cultura e dell’educazione che sanno aprire al futuro.