Mercosur, Chiarelli: “Reciprocità e trasformazione per difendere il made in Italy”
Jun 9, 2026•Channel
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A Cà Vendramin, nel cuore del Delta del Po, il dibattito sulla Giornata Mondiale del Latte si allarga presto ai temi del commercio internazionale e del futuro dell’agricoltura italiana. Durante l’incontro promosso da Agricole Forte, il direttore di Confagricoltura Rovigo, Massimo Chiarelli, commenta il recente accordo tra Unione Europea e Paesi del Mercosur, sottolineando opportunità ma anche forti preoccupazioni per il settore agricolo.
“È un’intesa di cui si parla da anni – spiega Chiarelli – e ora siamo entrati nella fase concreta. A livello nazionale potrebbero beneficiarne soprattutto i formaggi e il vino, comparti molto forti nell’export italiano”. Il riferimento è ai prodotti Dop e alle eccellenze agroalimentari che trovano sempre più spazio nei mercati internazionali.
Le perplessità, però, riguardano le commodity agricole, in particolare cereali e prodotti zootecnici, coltivati anche nel Polesine. “Il tema centrale è la reciprocità. Se cereali o carni entrano nel mercato europeo, devono essere prodotti con le stesse regole fitosanitarie, ambientali e sociali che valgono per i nostri agricoltori. Non possiamo competere con sistemi che utilizzano standard inferiori o contratti di lavoro diversi dai nostri”.
Secondo il direttore di Confagricoltura Rovigo, la risposta non può essere solo difensiva. Occorre puntare con decisione sulla trasformazione e sul valore aggiunto. “Oggi abbiamo parlato di latte e formaggi, e il mercato internazionale dimostra quanto prodotti come Parmigiano Reggiano, provola e mozzarella di bufala stiano trainando il settore. Il valore della trasformazione ricade sugli allevatori e su chi produce materie prime, come l’erba medica”.
Il problema, aggiunge, è che l’Italia produce grandi quantità di grano duro e tenero ma continua a importarne molto per pasta e pane. “Dobbiamo rafforzare il concetto di trasformazione italiana e comunicarlo meglio al consumatore. Non basta produrre materia prima: serve costruire filiere capaci di creare reddito e identità”.
L’incontro di Cà Vendramin conferma così una linea condivisa da gran parte del mondo agricolo polesano: apertura ai mercati internazionali sì, ma solo a condizioni di concorrenza leale e con una strategia che premi la qualità e la trasformazione made in Italy.
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