Pegah Moshir Pour: "Vi racconto il massacro in Iran che non si vede. Le minacce? Io sono nel giusto"

Feb 2, 2026Channel
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Donna, straniera, mamma, femminista, antifascista. Pegah Moshir Pour elenca gli stereotipi nei quali è stata rinchiusa dalla nascita, 35 anni fa a Teheran, a oggi. Quando aveva 9 anni i suoi genitori hanno deciso di lasciare l'Iran e il regime degli ayatollah per trasferirsi in Italia, a Potenza, e ricominciare. Lei qui ha fatto le scuole e si è laureata in ingegneria a Matera. Ma vive con la sindrome del sopravvissuto. A ogni vittima delle guardie della rivoluzione pensa "potevo essere io". Dunque si dedica a tempo pieno a tenere i contatti con i ribelli in patria e con una fitta rete di ONG per informare sul dramma del suo Paese: "Nessuna libertà, repressione e botte, uccisioni anche in ospedale, cadaveri restituiti alle famiglie in cambio di migliaia di euro, 92 milioni di persone imbavagliate, ora senza internet" Pegah ha scritto un libro autobiografico, "La notte sopra Teheran" (Garzanti). Molti in Italia l'hanno vista per la prima volta sul palco di Sanremo, nel 2023, nella performance "Donna vita libertà", con Drusilla Foer, era appena scoppiato il caso Mahsa Amini, la ragazza di 22 anni uccisa dalla polizia morale iraniana dopo l'arresto per aver indossato "in modo improprio" l'hijab. Un attivismo che le è costato diverse minacce, anche di morte, alle quali ribatte col sorriso: "Significa che sto facendo la cosa giusta. E poi io vivo in Italia, nell'Unione europea, mi sento protetta". In studio ci aiuta a capire cosa sta accadendo davvero sotto Khomeini e come anche noi possiamo fare la nostra parte in una rivoluzione che lei spera sia davvero l'ultima. A partire da una lettera alla presidenza del consiglio. Intervista di Giulia Santerini "Qualcosa di personale", la serie nata per conoscere chi è disposto a mettersi in gioco e a raccontare storie di vita uniche. In video sul sito e sul canale YouTube di Repubblica e in podcast e vodcast su tutte le piattaforme OnePodcast

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