MADDALONI - Giorgio Scalera: una visita che riaccende la memoria della città

Nov 28, 2025Channel
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C’è stato un momento, questa mattina, in cui il passato ha camminato accanto al presente, e Maddaloni si è scoperta più unita, più viva, più consapevole delle proprie radici. Il 27 novembre 2025 verrà ricordato come il giorno in cui Giorgio Scalera, erede della celebre Scalera Film e nipote dell’indimenticato ingegnere Carlo Scalera, è tornato nella città che conserva ancora la memoria del suo prestigioso nonno. Un ritorno che non è stato soltanto una visita, ma un abbraccio. Un incontro di storie, volti, emozioni. L’arrivo: un viaggio di memoria Giorgio Scalera è partito da Roma alle prime luci dell’alba insieme alla consorte Daniela. Poco dopo le 10 ha raggiunto il parcheggio di piazza don Salvatore d’Angelo, accolto dall’omonimo discendente maddalonese Carlo Scalera, accompagnato dalla moglie Anna Cafarelli, dal figlio Andrea e dalla nuora Mariagrazia Nicotra, artefice dell’organizzazione della consegna dei ricordi e delle foto commemorative. Accanto a loro, un nucleo familiare allargato e affettuoso: Gennaro Scalera, che ha donato a Giorgio un suo prezioso libro sulla dinastia degli Scalera; Carlo Di Caprio, nipote di una Scalera; il giornalista Thomas Scalera, portatore della pergamena con l’antico stemma di famiglia. La Biblioteca Comunale: là dove la storia respira Pochi passi, e il gruppo ha raggiunto la Biblioteca Comunale di Maddaloni. Nel cortile, il monumento dedicato a Carlo Scalera, nonno dell’ospite, sembrava quasi attendere questo ritorno. Da quel momento le operazioni sono state curate dall’UNAC, con il coordinamento del cav. dott. Gaetano Letizia, che ha garantito ordine e picchetto d’onore. Ad accogliere l’ospite, il sindaco Andrea De Filippo, il quale ha condiviso un ricordo toccante: suo nonno, fattore della famiglia Scalera, ricevette un dono di 500 lire che per l’emozione lo fece stare tre giorni male. Un aneddoto semplice e potente, capace di raccontare la profondità del legame fra gli Scalera e la comunità. Accanto al primo cittadino, la rappresentanza comunale e l’assessore alla cultura Caterina Ventrone, insieme alla direttrice della Biblioteca, dott.ssa Maria Valentino. Davanti al monumento ai caduti, il prof. Antonio Pagliaro, storico del Convitto, ha guidato gli ospiti in un viaggio nella memoria, svelando dettagli, storie, frammenti di un passato comune. Il Convitto Nazionale e la Tela dei Funaro Il corteo, insieme ad Andrea Nuzzo, direttore del cimitero, si è poi spostato al Convitto Nazionale Giordano Bruno, accolto dal rettore dott. Rocco Gervasio. Nel maestoso Salone Storico, il prof. Pagliaro ha raccontato la storia della splendida Grande Tela dei Fratelli Funaro, mentre Giorgio Scalera riceveva doni, fotografie, testimonianze del valore del nonno. Successivamente, guidato dal comm. Salvatore Borriello e dal vice cav. uff. Francesco Pagliaro, ha visitato il Museo ANMIG, la lunetta medievale della spoliazione di San Francesco e il celebre albero miracoloso. Il Santuario e l’ultima tappa: il Cimitero Nel pomeriggio, l’ospite è stato accolto al Santuario di San Salvatore da Francesco Sacco, che ne ha illustrato storia e tradizioni. L’ultima tappa, la più intima e commossa, è stata la visita alla Cappella di Famiglia nel cimitero di Maddaloni. Qui, accolto dal direttore Andrea Nuzzo, Giorgio Scalera ha provato un dolore sincero nello scoprire la cappella in condizioni critiche, con la porta divelta e il rischio di crolli interni. Immediata la richiesta di un intervento risolutivo, rivolta a Nuzzo e a Gianmaria Iorio, parente degli Scalrra, per ridare dignità al luogo di riposo dei suoi avi. Un gesto di cura, di responsabilità, di amore verso la propria storia. Il ringraziamento della famiglia Scalera Tra fotografie, saluti e strette di mano, risuona forte il messaggio che Carlo Scalera ha voluto rivolgere al sindaco Andrea De Filippo, un ringraziamento che profuma di appartenenza: «Ci sono momenti in cui una comunità si riscopre unita, orgogliosa della propria storia, capace di accogliere con il cuore prima ancora che con i gesti... Hai trasformato un incontro in un ricordo, un gesto istituzionale in un abbraccio fraterno.» Una chiusura che resta nel cuore E quando la giornata si è lentamente piegata verso sera, Maddaloni sembrava custodire un silenzio speciale, quello che nasce solo dopo i momenti importanti. Le strade percorse da Giorgio Scalera non erano più soltanto vie cittadine, ma fili luminosi che intrecciavano passato e presente. In ogni sguardo, in ogni parola scambiata, c’era la consapevolezza di aver vissuto qualcosa che va oltre il cerimoniale: un incontro tra la memoria e chi la porta nel sangue. E mentre l’ospite lasciava la città, non era un addio a risuonare, ma la promessa tacita di un ritorno. Perché Maddaloni, oggi, non ha solo ricordato. Ha riconosciuto se stessa. E l’ha fatto nel modo più bello: accogliendo un’eredità che continua a camminare, ogni volta che qualcuno torna a cercarla.

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