Cos’è il LINGUAGGIO INCLUSIVO in italiano e perché divide tutti
May 10, 2026•Channel
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Il linguaggio inclusivo in italiano è uno degli argomenti più discussi e controversi della lingua italiana contemporanea. Lo si incontra nei giornali, nelle università, sui social media — e al centro del dibattito c'è spesso un simbolo insolito, lo schwa, che la maggior parte delle persone non ha mai visto prima di imbattersi in questo tema.
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Parlare Includendo Tutti in Italiano
Cos'è il Linguaggio Inclusivo e Perché Se Ne Parla in Italiano?
Il linguaggio inclusivo è un approccio all'uso della lingua che mira a non escludere nessuno — in particolare, a non rendere invisibili le persone che non si identificano nel genere maschile o femminile, o che si identificano come non binarie.
Il tema è particolarmente sentito in italiano per una ragione strutturale: l'italiano è una lingua con una forte marcatura di genere. Quasi tutti i sostantivi e gli aggettivi hanno un genere grammaticale — maschile o femminile — e non esiste un vero neutro, come invece accade in inglese con il pronome "they" o in tedesco con "es".
Tradizionalmente, quando ci si riferisce a un gruppo misto di persone, in italiano si usa il maschile plurale come forma generica. Per esempio:
«I ragazzi sono arrivati» — anche se nel gruppo ci sono donne.
«Gli studenti devono consegnare il compito» — anche se ci si sta rivolgendo anche a studentesse.
Questo fenomeno si chiama maschile sovraesteso o maschile generico. Per molte persone rappresenta un problema, perché rende le donne e le persone non binarie linguisticamente invisibili. Ed è proprio da questa riflessione che nasce il dibattito su come intervenire.
Le Soluzioni Proposte
Nel corso degli anni — specialmente nell'ultimo decennio — sono state proposte diverse soluzioni per rendere l'italiano più inclusivo. Eccole nel dettaglio.
A) Il Doppio Genere (o "Sdoppiamento" / "Reduplicazione Retorica")
La soluzione più tradizionale consiste nel citare entrambe le forme — maschile e femminile — all'interno dello stesso testo o discorso.
Per esempio: «Cari ragazzi e care ragazze...» oppure «Gli studenti e le studentesse devono consegnare il compito.»
Pro: è grammaticalmente corretta e non richiede alcuna innovazione linguistica.
Contro: diventa rapidamente lunga e ripetitiva, soprattutto nei testi formali. Una frase come «tutti i cittadini e tutte le cittadine, tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici...» appesantisce notevolmente la lettura.
B) La Barra (/)
Molto diffusa nello scritto, la barra obliqua viene inserita tra la desinenza maschile e quella femminile. Per esempio: «Caro/a studente/studentessa...» oppure «I/le ragazzi/e sono arrivati/e.»
Pro: compatta e visivamente chiara nel testo scritto.
Contro: inutilizzabile nel parlato e poco pratica quando le forme maschile e femminile differiscono molto tra loro — come nel caso di "studente" e "studentessa". Inoltre, non contempla chi non si identifica in nessuno dei due generi.
C) L'Asterisco (*) e il Simbolo Chiocciola (@)
Per includere esplicitamente anche le persone non binarie, alcune comunità hanno adottato l'asterisco o la chiocciola al posto delle desinenze di genere. Per esempio: «Car* student*...» oppure «Amic@ mi@...»
Pro: segnala visivamente l'intenzione di includere più generi.
Contro: come la barra, funziona solo nello scritto, risultando impossibile da pronunciare. Non offre quindi alcuna soluzione per il linguaggio orale.
D) Lo Schwa: La Proposta Più Discussa...
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💬 Quando nasce l'italiano: https://youtu.be/IaTuO5JKiSI
❌ Smetti di tradurre: https://youtu.be/O3LfVRnzWes
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