UCRAINA GAZA IRAN ATTACCHI CRIMINALI CHE AVVELENANO IL PIANETA! #gabanelli #ucraina #iran #news
Jun 2, 2026•Channel
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UCRAINA GAZA IRAN ATTACCHI CRIMINALI CHE AVVELENANO IL PIANETA! #gabanelli #ucraina #iran #news
I criminali planetari: quanto gli attacchi a Ucraina, Gaza e Iran avvelenano il
La guerra è tornata strumento di politica internazionale, scrive Papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica Humanitas e avverte sul rischio altissimo di «costruire un mondo disumano e più ingiusto», una nuova Torre di Babele. Solo nell’ultimo anno 59 guerre nel mondo, il numero più alto dal 1945, con conseguente sterminio di popolazione e devastazione sociale ed economica (dati Global Peace Index). Questo tragico quadro ne alimenta un altro, che si abbatte silenziosamente sull’intero pianeta: il peggioramento della crisi climatica, ormai prossima a un punto di non ritorno. Le attività militari sono responsabili del 5,5% delle emissioni mondiali di gas serra. Se il comparto bellico fosse uno Stato, sarebbe il quinto più inquinante dopo Cina, Usa, India e Ue.
Dal febbraio 2022, le emissioni generate dal conflitto in Ucraina hanno superato 311 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. È quanto documenta lo studio Climate Damage Caused by Russia’s War in Ukraine, coordinato dal ricercatore olandese Lennard de Klerk: una quantità di CO2 poco inferiore alle emissioni annuali prodotte dall’Italia. Il 37% sono legate direttamente a operazioni militari: consumo di combustibili fossili da parte di carri armati e aerei da combattimento, produzione di munizioni e sostituzione di equipaggiamenti distrutti. Il 23% è diffuso dagli incendi che, nel solo 2025, hanno devastato 1,4 milioni di ettari di territorio nelle aree a ridosso delle linee del fronte. Un quarto delle emissioni sono dovute alla distruzione di infrastrutture civili e alla loro ricostruzione.
Infrastrutture, pozzi e depositi di carburante
I raid sugli impianti energetici hanno finora generato il 6% della CO2 emessa. Nell’ultimo inverno, con temperature fino a –20 °C, la Russia ha condotto una sistematica campagna contro centrali termiche, sottostazioni e linee di trasmissione per privare la popolazione di elettricità, acqua e riscaldamento. Tra marzo 2025 e febbraio 2026 si sono registrati almeno 15 massicci attacchi contro impianti di produzione e stoccaggio del gas e altri 19 contro infrastrutture civili. A questi si sono aggiunti raid con droni kamikaze, missili balistici e da crociera che hanno colpito centrali termoelettriche in città come Kiev, Kharkiv e Dnipro, causando blackout prolungati e costringendo milioni di persone a usare generatori a diesel o benzina. Parallelamente, le forze ucraine hanno condotto 140 attacchi contro raffinerie e depositi petroliferi e di fertilizzanti in Russia e nei territori occupati dall’armata russa.
E poi c’è quello che rimane sul terreno: un inquantificabile campionario di sostanze tossiche. Un recente studio pubblicato sulla rivista Environmental Problems rivela come i terreni intorno all’Oblast di Sumy, una delle aree più colpite dai combattimenti, presentino livelli elevati di piombo, zinco, rame, cromo, cobalto e arsenico che alterano le proprietà chimiche del suolo, compromettendone fertilità e sicurezza alimentare per decenni. A rendere incoltivabili i terreni agricoli ci sono le mine, peraltro spesso non mappate, che secondo l’agenzia statale Demine Ukraine occupano 132 mila chilometri quadrati, un'area grande quanto la Grecia (Qui). Questi ordigni, oltre a causare amputazioni e a mettere in pericolo la vita di migliaia di civili, impediscono anche la semina dei campi riducendo, secondo le Nazione Unite, la crescita del Pil del Paese tra il 3 e il 5% (Qui). Durante l’ultima conferenza internazionale sul clima a Belém, l’Ucraina ha annunciato l’intenzione di chiedere alla Russia un risarcimento di 57 miliardi di dollari per danni ambientali.
La distruzione di Gaza ha generato oltre 1,3 milioni di tonnellate di CO2. Le emissioni, segnalate da uno studio pubblicato sulla rivista One Earth, riguardano esclusivamente le attività militari: i voli e i bombardamenti israeliani, le operazioni statunitensi per trasportare in Israele 50 mila tonnellate di equipaggiamenti e rifornimenti, oltre all’impiego di razzi e artiglieria. Gli attacchi hanno raso al suolo infrastrutture, ospedali, condomini, strade, reti fognarie, scuole e università, mentre la Fao segnala che oltre l’80% delle terre agricole è stato danneggiato dai bombardamenti. Lo studio prevede inoltre che i costi climatici aumenteranno esponenzialmente con la ricostruzione, fino a raggiungere 33,2 milioni di tonnellate di CO2: un valore equivalente alle emissioni generate in un anno dalla Giordania.
Mentre per l’industria bellica, che non ha mai conosciuto momenti di crisi, sono anni d’oro. I numeri sono raccolti nell’ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) pubblicato nel 2025 e basato su dati del 2024: i profitti delle prime 100 aziende produttrici di armi hanno raggiunto 679 miliardi di dollari, con una crescita del 26% in dieci anni.