MILAN ATALANTA 2-3 PALLADINO FELICE POSTPARTITA! #calcio #seriea #atalanta

May 10, 2026Channel
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MILAN ATALANTA 2-3 PALLADINO FELICE POSTPARTITA! #calcio #seriea #atalanta Il Milan perde anche con l'Atalanta: va sotto 0-3, poi segna due gol inutili. Allegri non può più sbagliare A San Siro, Palladino segna con Ederson, Zappacosta e Raspadori. Il tentativo di rimonta porta i gol di Pavlovic e Nkunku, poi Fullkrug sfiora il 3-3. Rossoneri quarti con la Roma... e il Como è a -2 In fondo ha ragione Allegri quando dice che il calcio è un gioco semplice: chi segna e vince nel momento in cui conta davvero farlo, rende più probabile la possibilità di raggiungere l’obiettivo. Juve, Roma e Como hanno segnato e vinto: il problema è che l’ha fatto anche l’Atalanta e adesso per il Milan – o meglio, per questo Milan – difendere il quarto posto somiglia sempre di più a un Ottomila da scalare senza ossigeno. Allegri, un po’ per scelta e un po’ per necessità, ha cambiato parecchio. Le necessità: De Winter per lo squalificato Tomori e soprattutto Leao, che invece di accomodarsi in panchina è stato chiamato a rimpiazzare Pulisic, infortunato dell’ultima ora. Le scelte: Gimenez titolare a distanza di sei mesi e mezzo dall’ultima volta, fuori Fofana e dentro Loftus-Cheek, Ricci preferito a Jashari nei territori di Modric, Bartesaghi nuovamente dal primo minuto a sinistra. Palladino ha modificato diversi uomini rispetto alle proiezioni di vigilia: in difesa Kolasinac e non Ahanor, in mediana De Roon e non Pasalic, sulla trequarti De Ketealere e non Samardzic, e Krstovic preferito a Scamacca al centro dell’attacco. E pensare che i primi minuti avevano messo di buon umore il Meazza. Era un Milan che in effetti induceva belle sensazioni: ritmo, intensità, ricerca degli spazi e, soprattutto, ricerca della porta. Gimenez ha scaldato Carnesecchi dopo 24 secondi e qualche minuto dopo una legnata di Rabiot ha picchiato contro il palo esterno. Il pallone però spesso è impietoso, e questa è stata una di quelle volte: l’Atalanta si è ritrovata sopra al primo break. Era il settimo giro di lancetta quando De Ketelaere ha crossato basso a centro area, Raspadori si è difeso ferocemente da De Winter, la palla è rimpallata sul difensore rossonero ed è finita sul destro di Ederson, che l’ha piazzata in buca d’angolo. Quando il dio del calcio decide di girarsi dall’altra parte, lo si capisce da dinamiche come questa. Va detto che il gol non ha spento i rossoneri, che per il primo quarto d’ora hanno proseguito a metterci quanto meno cuore. Cosa manca all’appello? Esatto, sempre lui, quello che latita ormai da troppo tempo: il gioco. Così come l’Atalanta sapeva come distendersi e come trovarsi – De Ketelaere molto largo ed Ederson fra le linee sono state le chiavi di volta bergamasche -, sull’altra sponda la fase offensiva del Diavolo dava la netta sensazione della casualità: possesso e palleggio fino a centrocampo inoltrato e poi mai uno sviluppo codificato, sicuro. Soltanto tentativi affidati a idee personali. Detto in poche parole: l’Atalanta aveva idea di come arrivare in porta, il Milan no. Col passare dei minuti la spinta rossonera ha iniziato a scemare, anche perché costruire pericoli era praticamente impossibile: Gimenez non riusciva a proteggere un pallone, Leao ha trascorso la partita a sbattere contro le maglie nerazzurre. Un muro di gomma che lo rimandava inesorabilmente indietro, tra i fischi del Meazza. Sulle fasce, spinta inesistente. Alla mezzora è arrivata la mazzata sulla schiena del Diavolo: ancora De Ketelaere per Krstovic, che ha premiato l’inserimento di Zappacosta. Maignan di nuovo superato, tutto troppo facile per la Dea: 0-2. Al Milan non sono spariti solo gli attaccanti, ma anche quella fase difensiva che fino a un paio di settimane fa aveva nascosto tutti i problemi. Al 36’ Leao ha avuto la possibilità di riaprire il discorso ma, come a Reggio Emilia, si è divorato il gol a tu per tu col portiere. Allegri ha iniziato la ripresa giocandosi il tridente: fuori Loftus-Cheek e dentro Nkunku, sulla stessa linea di Gimenez e Leao. Risultati? Nulli, anche perché al minuto numero 51 è calato il sipario: Ricci e Leao hanno perso palla in uscita e la Dea l’ha messa dentro per la terza volta con Raspadori. A quel punto gli ultras hanno abbandonato lo stadio. Da lì in poi è stata una partita surreale, giocata nel silenzio da una squadra smarrita, sgretolata dagli eventi. Gimenez e Leao si sono scontrati nel tentativo di raccogliere un assist di Nkunku, un tiro interessante è stato murato dalla schiena di uno sconsolato Rabiot, Leao ha sparato un destro al primo anello blu. Insomma, cose così. Carnesecchi, giusto per evitare complicazioni, ha disinnescato alla grande due volte Nkunku, anche se poi nel finale il Diavolo ha mostrato cenni di vita. Dapprima il gol firmato da Pavlovic – meritato premio personale per lo spirito mancato ai compagni -, poi il raddoppio di Nkunku su rigore nel recupero e un colpo di testa di Füllkrug fuori di un soffio. Un sussulto d’orgoglio arrivato decisamente troppo tardi. Serie A

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