INTER BODO 1-2 CHIVU SE AVESSIMO SBLOCCATO LA PARTITA AVREMMO VINTO! #championsleague #inter #news

Feb 25, 2026Channel
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INTER BODO 1-2 CHIVU SE AVESSIMO SBLOCCATO LA PARTITA AVREMMO VINTO! #championsleague #inter #news Inter, la Champions finisce con una brutta figura: niente rimonta, il Bodo vince anche a San Siro Apre un altro graffio dell'ex Milan Hauge, raddoppia Evjen. Inutile il gol di Bastoni che dimezza lo svantaggio ma non cambia la sostanza: norvegesi agli ottavi In Norvegia c’è un proverbio in cui si dice che felicità e sventura vivano l’una accanto all’altra e si specchino nei grandi laghi. Oggi si sono strette la mano a San Siro. Il Bodo vince 2-1, elimina l’Inter, centra gli ottavi di Champions e ruba un soprannome all’hockey statunitense, medaglia d’oro a Milano 46 anni dopo l’ultima volta: “Miracle on ice”, si scrisse nel 1980 a proposito dei ragazzi di Herbert Brooks, su cui fecero anche un film. Magari ce ne sarà uno anche su Knutsen, capace di buttare fuori la finalista dell’ultima Champions e di incastonare una città di cinquantamila abitanti in mezzo alle stelle d’Europa. Un’impresa compiuta con nove norvegesi titolari su 11. Un’anomalia vincente. L’Inter, invece, esce a testa bassa dopo il ko per 3-1 dell'andata e dopo quattro stagioni di fila dove aveva sempre centrato almeno gli ottavi (con due finali). Un passo indietro netto, anche a livello economico. Una brutta figura davanti a 70mila spettatori accorsi per sperare nella rimonta. Ora Chivu potrà concentrarsi sul campionato (+10 sul Milan) e sulla Coppa Italia (semifinale). BODO, UNO-DUE Il Bodo è un serpente a sonagli capace di starsene accucciato per poi pungere all’improvviso. Il primo gol è nato così: al 58’ Akanji, pressato, perde la sfera in difesa lasciando campo libero a Blomberg, lesto nel calciare addosso a Sommer. Il sospiro di sollievo dura un secondo: sulla respinta segna Hauge, al sesto gol in Champions. Il Milan lo prese nel 2020 dopo averlo visto stregare San Siro in un preliminare di Europa League. Stasera l’ha rifatto. Il secondo squillo è un elogio alla tecnica: Evjen, planato in area, raccoglie un cross di Hauge e infila Sommer col destro (72’). Il gol della bandiera dell’Inter arriva col ginocchio di Bastoni, capace di spingere dentro la sfera dopo un errore clamoroso di Bonny (76’). Troppo tardi. L'INTER A SECCO Il copione dell’Inter è di facile lettura, così come all’approccio. Palla agli esterni e cross a raffica, così come le imbucate dalle retrovie per uno tra Dimarco e Luis Henrique, coinvolti entrambi parecchio. Occasioni ce ne sono state: un paio di colpi di testa di Pio finiti alti, un destro di Thuram deviato e finito alto, un bel tiro da fuori di Zielinski a seguito di un doppio dribbling, un’incornata di Frattesi neutralizzata da Hajkin e il palo interno di Akanji. L’occasione migliore. I norvegesi invece, forti dei tre gol dell’andata, hanno giocato una partita d’attesa, senza guizzi particolari, difendendo col 4-4-2 e aprendosi in ampiezza per sfruttare le ripartenze. Solito pressing alto, ma non costante: Knutsen ha lasciato all’Inter la libertà di impostare dal basso… e ha pagato. Il gol di Hauge è nato così, grazie a un errore di Akanji in costruzione. L’aver dominato la partita - basta vedere i dati, dal possesso palla ai 16 angoli a uno, passando per i passaggi -, non è servita a ribaltarla. L’unica buona notizia della serata nerazzurra è stata il rientro di Dumfries, assente dal 9 novembre: 107 giorni fa. Gazzetta digital + Box Panini + Album a soli 80€, il modo più veloce e conveniente per completare la collezione! MIRACOLO BODO Tra qualche anno, a mente fredda come le notti che si vivono sopra il Circolo polare artico, ci si renderà conto di cosa stia combinando il Bodo Glimt. L’anno scorso ha centrato la semifinale di Europa League, ora vola agli ottavi di Champions. L’ultima norvegese ad essersi spinta così in alto era stata il Rosenborg, ai quarti nel 1996-97. Infine, i numeri: 57 milioni di valore della rosa contro 666, senza contare i ricavi. I ragazzi di Knutsen, quasi tutti made in Norway - 11 di loro sono cresciuti nelle zone settentrionali del Paese -, hanno sfoggiato davanti a tutta San Siro il loro segreto a inizio a partita: riunirsi in cerchio vicino alla panchina. Si chiama “The ring” perché forma un anello. Dietro le quinte di un miracolo.

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