Lotta all’evasione fiscale: perché è una grande finzione! #gabanelli #tasse #meloni #bollette #news

Jun 17, 2026Channel
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Lotta all’evasione fiscale: perché è una grande finzione! #gabanelli #tasse #meloni #bollette #news L’aumento del prezzo dei carburanti non era un’emergenza prevista a bilancio, quindi i soldi che servono per gli interventi sulle accise bisogna pur andarli a prendere da qualche parte, visto che in fondo al barile non c’è più nulla. E allora: via 80 milioni alla Sanità, via 50 milioni a istruzione e ricerca, tagli agli investimenti per il trasporto pubblico locale, al fondo per l’automotive, ecc. E siccome la crisi perdura, Meloni ha chiesto a Bruxelles il via libera all’aumento del nostro debito pubblico per alleggerire le bollette elettriche. Autorizzazione concessa, ma solo per ridurre la dipendenza dal gas; però il governo fa finta di nulla e, pertanto, continueranno a usufruire dello sconto sui carburanti anche i benestanti e tutti coloro grazie ai quali il barile è sempre vuoto. Loro, i ladri, si prendono i vantaggi e i servizi pagati con le tasse versate soprattutto da dipendenti e pensionati. Non solo: fra i 29,9 milioni di persone che nel 2025 hanno chiesto la Dichiarazione Sostitutiva Unica (qui i dati) per accedere a bonus e agevolazioni (sconti su bolletta elettrica, sulle tasse universitarie dei figli, servizi sociosanitari, ecc), insieme ai poveri veri, ci sono anche i poveri fintrispetto al 2022, quando il governo si è insediato… sono risultati frutto di una visione chiara che il governo sta portando avanti fin dal primo giorno». Purtroppo non è così. L’inganno dei numeri Vediamo nel dettaglio cosa c’è in quei 36 miliardi: 7,2 miliardi riguardano l’incasso dell’Agenzia per conto dei comuni, regioni, ministeri, Inps; 6,9 miliardi si riferiscono all’esito degli accertamenti relativi alle dichiarazioni dal 2017 al 2022; poi ci sono 15,9 miliardi di versamenti dei contribuenti a seguito di un atto dell’Agenzia e 3,3 dopo la lettera di conformità. Di attribuibile all’attività di governo sono i 2,9 miliardi fra liti pendenti e rottamazione introdotta nel 2023: «Se paghi quello che dovevi dal 2000 al 2022 ti tolgo sanzioni e interessi» (qui i dati). Quindi della «visione chiara che il governo sta portando avanti dal primo giorno» si è visto soltanto l’effetto della sanatoria, il resto è frutto dell’ordinaria attività e dell’efficacia di misure precedenti (qui la relazione dell’Agenzia). È invece alta la probabilità che nei prossimi anni, grazie alle nuove norme introdotte dal governo Meloni, il bottino sia più basso. Prima di vedere il perché, occorre capire come funziona il meccanismo dei controlli e accertamento in base ai tempi previsti dall’Agenzia delle Entrate. Accertamento: come funziona Sulla dichiarazione presentata nel 2024 e relativa ai redditi conseguiti nel 2023 partirà: 1) il controllo automatico entro il 31 dicembre 2026; 2) il controllo formale entro il 31 dicembre 2027 (accerta, in base all’analisi del rischio, se la dichiarazione corrisponde alla documentazione del contribuente incrociata con dati di enti terzi); 3) l’accertamento sostanziale entro il 31 dicembre 2028 (l’Agenzia contesta la dichiarazione e chiede il pagamento di un maggiore importo); 4) Infine entro il 31 dicembre 2030 scatta «l’omessa dichiarazione» a carico di chi non ha presentato la dichiarazione, oppure con un ritardo superiore ai 90 giorni. Pertanto quando parliamo di «recupero evasione», una parte consistente si riferisce sempre ad annualità risalenti dai 3 ai 7 anni precedenti e in base alle norme in vigore in quel periodo. E allora vediamo perché dal 2023 in poi si suppone che la tendenza al recupero sarà più bassa. L'evasione legalizzata Nel 2024 viene introdotto il concordato preventivo biennale (qui): una delle misure bandiera della riforma fiscale varata dal governo. In pratica l’Agenzia ti informa che in base ai loro calcoli sei fuori parametro: dichiari 30, ma dovresti dichiarare 50. Se aderisci, su quei 20 in più pagherai un’imposta compresa fra il 10 e il 15% (a seconda del tuo grado di affidabilità) e sui 5 anni precedenti e i 2 successivi difficilmente scatteranno controlli e verifiche. Lo sconto prevede un limite: la differenza fra quanto dichiarato e quanto dovresti non deve superare gli 85 mila euro, sui quali pagherai al massimo un’imposta del 15%. Un sistema che può generare due distorsioni: da una parte chi consegue redditi superiori rispetto a quelli concordati non li dichiarerà, dall’altra se è tassato sulla base di un reddito predeterminato non ha alcun incentivo a produrre di più. Inoltre la data stabilita per l’adesione al concordato è il 30 settembre, e questo consente di fare due calcoli di convenienza. Una norma che può tradursi in una forma di evasione legalizzata o, più correttamente, in una sottotassazione consentita poiché il contribuente beneficia di un’imposizione inferiore rispetto al proprio reddito. Quindi pochi, maledetti e subito e pazienza se si tradisce il principio costituzionale che è quello di pagare in base alla reale capacità contributiva.

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