Con la mappa di Desi, viaggio a ritroso nella natura dell’energia oscura

May 5, 2026Channel
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Published2 months ago
Duration2:23
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Languageit
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Ancora non è giunta l’ora del pensionamento, per il Dark Energy Spectroscopic Instrument, in breve Desi, che dalla cima di Kitt Peak, in Arizona, con il suo folto piano focale, affollato da ben 5000 fibre ottiche controllabili singolarmente, continuerà a sondare le profondità del cosmo almeno fino al 2028. Per smettere di lavorare è dunque presto, ma un importante traguardo è stato raggiunto la notte del 14 aprile scorso con l’osservazione dell’ultimo ritaglio di cielo ancora mancante per poter finalmente dire d’aver completato l’intera ricognizione inizialmente pianificata, in anticipo rispetto al previsto e con una mole di dati di gran lunga superiore alle aspettative. Un’impresa durata in tutto cinque anni che ha prodotto la più grande mappa ad alta risoluzione mai realizzata dell’universo in tre dimensioni. Una mappa cruciale per lo studio dell’energia oscura, la componente principale del cosmo – ne costituisce circa il 70 per cento – nonché responsabile della sua espansione accelerata. Confrontando la distribuzione delle galassie nel passato rispetto a quella attuale, come consente di fare la mappa di Desi, i ricercatori possono tracciare l’impatto dell’energia oscura nel corso di 11 miliardi di anni di storia cosmica. Fra i risultati più sorprendenti ci sono indizi, ottenuti già con i primi tre anni di dati, del fatto che l’energia oscura, un tempo considerata una “costante cosmologica”, possa in realtà cambiare nel tempo. Un’ipotesi che l’insieme completo dei dati raccolti in tutt’e cinque gli anni potrebbe ora contribuire a confermare. Conferma che significherebbe un cambiamento radicale nel modo in cui concepiamo l’universo e il suo destino ultimo, strettamente legato all’equilibrio tra materia ed energia oscura. Servizio di Marco Malaspina --- MediaInaf Tv è il canale YouTube di Media Inaf (http://www.media.inaf.it/)

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